Politica e istituzioni · Società e politica
Quando la critica diventa invidia sociale
Il dissenso e necessario; la svalutazione sistematica del successo altrui rivela invece un rapporto irrisolto con merito e responsabilità.
di Pierfrancesco Viti ·
Non è la solidarietà a muovere la sinistra. È l’invidia sociale. Quel sentimento torbido e corrosivo che divora chi non sopporta il successo altrui, perché gli ricorda il proprio fallimento.
Lo si vede chiaramente nell’atteggiamento isterico e rabbioso con cui reagiscono al successo - limpido, indiscutibile - di Giorgia Meloni. Un successo che non riescono a spiegare, né a perdonare. Perché ogni risultato ottenuto da chi proviene dal popolo, ma ce l’ha fatta con sacrificio e determinazione, demolisce la loro retorica dell’eterno vittimismo.
Non è la giustizia che li anima, ma la rabbia di chi non è riuscito, di chi non ha saputo, di chi pretende che l’uguaglianza significhi livellare verso il basso. Si riempiono la bocca di parole come equità e diritti, ma in realtà detestano la libertà, perché la libertà mette a nudo le differenze: di talento, di impegno, di merito. È la sinistra della Salis, quella che accusa gli altri di odio mentre è la prima a urlare e sfigurarsi di rabbia nelle piazze.
Basta guardarli: la rabbia è la loro unica bandiera.
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