Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Carattere e professione · Merito e risentimento

Quando l'egualitarismo diventa vendetta

Combattere le ingiustizie e necessario; trasformare ogni differenza in una colpa finisce invece per punire talento, impegno e successo.

di Pierfrancesco Viti ·

"IDEOLOGIA DA SFIGAT*". È come se dietro quell’adesione cieca e viscerale a ideologie egualitarie, aggressive e anti-meritocratiche, si celasse un risentimento personale mai elaborato. Non è la difesa dei deboli, ma la vendetta dei frustrati.

Una sorta di rancore sociale travestito da impegno politico, in cui si cerca di abbattere non tanto le ingiustizie, quanto piuttosto ciò che ricorda il proprio fallimento: la bellezza, il merito, il successo, l’armonia naturale delle cose. Le donne fem*inist* più accese ne sono la caricatura perfetta: ostili all’uomo non per autentica convinzione filosofica, ma per ferite intime mai rimarginate, per esperienze fallimentari, per sguardi mai ricevuti. Da qui nasce un odio che si veste da ideologia: non emancipa, ma incattivisce.

Non costruisce, ma distrugge. E non è un caso che l’ossessione per l’accoglienza indiscriminata diventi il loro vessillo: sembra quasi un tentativo inconscio di colmare un vuoto affettivo, di ricevere attenzioni da chi, per disperazione, non ha la forza di rifiutare. A questo si aggiunge l’isterica difesa del mondo L*G*B*T, più vicina a un urlo personale che a una battaglia di civiltà.

Non si tratta di tutelare diritti già garantiti, ma di demolire i punti fermi dell’ordine naturale: la differenza sessuale, la complementarità, la famiglia. È la confusione eretta a bandiera, il relativismo trasformato in dogma, la destabilizzazione del reale spacciata per progresso. Ecco allora che la famiglia diventa il bersaglio principale.

Non perché sia un’istituzione antiquata, ma perché molti non ne hanno mai avuta una degna di questo nome; la si attacca per rabbia più che per ragione, per invidia più che per analisi. Si colpisce il "maschio" non per visione filosofica, ma per risentimento personale; non per un ideale astratto, ma per delusioni concrete. In definitiva, dietro molte di queste bandiere non si scorge emancipazione, ma rivalsa; non giustizia, ma rancore.

Non è una lotta per i diritti, è la terapia mancata di chi trasforma le proprie sconfitte intime in programma politico. È lo spettacolo di una società che celebra l’infelicità come virtù e l’invidia come giustizia, mentre smarrisce ogni legame con la verità, con la misura e con la bellezza.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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