Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Immigrazione e diritto

Paesi sicuri e controllo giudiziario

Il ruolo del giudice nelle procedure di rimpatrio impone di conciliare tutela individuale, certezza normativa ed efficacia dell'azione dello Stato.

di Pierfrancesco Viti ·

RICORSI DEI CLANDESTINI: ORA IL GIUDICE PUÒ DECIDERE SE UN PAESE È SICURO. PROPOSTE ANTISABOTAGGIO DELL'AZIONE DI GOVERNO. Con la recente sentenza della Corte di Giustizia UE (luglio 2025), il quadro è chiaro: non basta più che l’Italia dichiari un Paese “sicuro” per rimpatriare i clandestini.

Sarà il giudice nazionale, caso per caso, a decidere se quel Paese è davvero sicuro (anche quando si tratta di Tunisia, Marocco, Bangladesh o Egitto). Tradotto: una nuova arma per bloccare i rimpatri, basata su valutazioni soggettive, che aprono la strada a ricorsi infiniti, ideologie travestite da giurisprudenza e paralisi operativa. Ma c’è una strada.

Si può e si deve agire. ECCO 6 PROPOSTE PER SALVARE LA SOVRANITÀ NAZIONALE, SENZA VIOLARE IL DIRITTO EUROPEO: 1. Rendere il ricorso non sospensivo di default: l'introduzione del ricorso non deve bloccare l’espulsione automaticamente.

Introdurre l'obbligo di una sospensiva motivata entro 48 ore, che andrà concessa solo in casi gravi e specifici. 2. Istituire un elenco italiano di Paesi sicuri blindato, basato su dati oggettivi, supportato da relazioni diplomatiche, e difeso con norme ad hoc che limitino il margine di discrezionalità dei giudici. 3. Un solo ricorso, tempistiche certe: basta ricorsi seriali.

Uno solo, con decisione in massimo 15 giorni. Scaduti i termini, espulsione esecutiva. 4. Revoca del patrocinio gratuito per chi entra illegalmente.

Per presentare ricorso servono requisiti economici reali e identità certificata. Fine del business legale sull’immigrazione. 5. Task force nazionale per i rimpatri: Una struttura operativa snella, centralizzata, che agisca in 30 giorni dall’identificazione.

Espulsione effettiva, non solo sulla carta. 6. Istituzione di un Tribunale speciale per l'immigrazione: costituire sezioni specializzate a composizione mista (magistratura e funzionari prefettizi), con tempi massimi per la decisione (es. 15 giorni). In caso di rigetto, espulsione immediata con accompagnamento coatto. *** Il diritto d’asilo non può diventare un buco nero giuridico.

Chi scappa davvero da guerre e persecuzioni va tutelato. Ma chi mente, strumentalizza o rifiuta l’identificazione, deve tornare a casa.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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