Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Storia · Storia e costume

Nobiltà di sangue e aristocrazia morale

Un titolo può essere ereditato; il carattere, la condotta e il senso del dovere devono invece essere conquistati ogni giorno.

di Pierfrancesco Viti ·

La differenza tra aristocrazia e nobiltà. La vera distinzione non era tra nobili e plebei, ma tra aristocrazia morale e semplice aristocrazia di sangue. Molti possedevano titoli; pochi incarnavano le virtù che quei titoli presupponevano.

La differenza stava nella condotta: la nobiltà del sangue può essere ereditata; la nobiltà d’animo deve essere conquistata. Nelle società premoderne questa distinzione era chiarissima. Un uomo indegno poteva vivere in un palazzo, ma non era un nobile.

Un uomo virtuoso poteva vivere in condizioni modeste, ma apparteneva comunque a un ordine superiore. Il diritto tradizionale distingueva infatti tra aristocrazia come ceto e nobiltà come merito morale. Oggi questa distinzione è evaporata, sepolta sotto l’ossessione moderna per la livella sociale.

Ma nella lunga storia dell’Europa, essa ha fatto da argine al disordine e ha garantito la qualità delle élite. Prima c’erano élite formate, giudicate e sostituite sulla base del comportamento; oggi il criterio è stato sostituito da quello quantitativo: numero, consenso, visibilità.

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