Carattere e professione · Etica pubblica
Nei momenti decisivi la neutralità è una scelta
Prendere tempo può sembrare prudenza, ma talvolta significa lasciare che altri sostengano da soli il costo della decisione.
di Pierfrancesco Viti ·
Nei momenti decisivi non esistono i neutrali. Esistono solo quelli che scelgono e quelli che prendono tempo per salvare se stessi. Oggi il Generale ha fatto una cosa semplice e rara: ha scelto.
Ha lasciato la Lega. Ha fondato Futuro Nazionale. Linea netta.
Rischio reale. Nessuna rete sotto. Ed è qui che il gioco finisce.
Gli indecisi, quelli del “vediamo”, del “non è il momento”, del “serve prudenza”, non stanno ragionando. Stanno aspettando di capire dove conviene stare. La prudenza, quando serve solo a non scegliere, non è saggezza: è paura organizzata.
Poi ci sono quelli che nei momenti difficili sono spariti. Quando il vento girava male. Quando stare vicino aveva un costo.
La lealtà non arriva a posteriori. Se arriva dopo, è solo convenienza. E ci sono quelli che, con largo anticipo, hanno costruito movimenti personali, piccoli contenitori di comodo.
Non per idee. Per coprirsi. Nel caso il Generale fosse rimasto nella Lega, loro avevano già pronto il rifugio personale.
Questa non è politica. È istinto di sopravvivenza travestito da progetto. Infine, quelli che hanno remato contro l’uscita dalla Lega e contro la nascita di un partito autonomo, non per convinzione, ma per interesse personale.
Per non perdere spazi. Per non perdere visibilità. Per non perdere controllo.
Adesso basta ambiguità. Il quadro è chiaro. Chi crede nel progetto resta.
Chi non ci ha mai creduto davvero segua almeno la coerenza e torni da dove è arrivato. Nessuno è indispensabile. Ma la coerenza sì.
Restare nel mezzo, per convenienza, non è equilibrio. È vigliaccheria con buone maniere.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.