Storia · Storia di Francia
Luigi XVI e la fuga da una monarchia svuotata
La fuga di Varennes va letta dentro il conflitto tra la forma monarchica ancora proclamata e il potere reale ormai sottratto al sovrano.
di Pierfrancesco Viti ·
La decisione di Luigi XVI di tentare la fuga da Parigi nel 1791 non fu frutto di codardia, ma conseguenza inevitabile di una situazione divenuta intollerabile, in cui la Rivoluzione aveva svuotato la monarchia di ogni sostanza, pur fingendo di rispettarne la forma. Il sovrano, uomo profondamente religioso, fu umiliato, controllato, spogliato non solo del potere, ma della libertà personale e della dignità regale. La sua volontà di trascorrere la Pasqua a Saint-Cloud fu ostacolata con la forza dalla folla e da soldati ammutinati, mentre la Guardia Nazionale e La Fayette assistevano impotenti o conniventi.
La Messa di Pasqua fu officiata da un parroco "costituzionale", imposto dal potere politico, in aperto disprezzo della fede cattolica e dell'autorità spirituale. La scena di un Re costretto a giurare fedeltà a una Costituzione che calpestava la religione, a rinunciare ai suoi servitori più fedeli e a subire perquisizioni e intrusioni nel suo stesso palazzo, rappresenta la farsa della libertà rivoluzionaria: in nome del popolo, si schiacciava il sovrano e con lui ogni principio di ordine, autorità e legittimità.
Il viaggio mancato a Saint-Cloud, ostacolato da una folla inferocita e manipolata, mostrò al mondo che il Re era prigioniero, e la nazione in balia delle masse. Il successivo discorso del Re all’Assemblea fu un tentativo dignitoso ma vano di riaffermare un’unità ormai infranta. Fu costretto, pochi giorni dopo, a firmare una lettera ridicola per gli ambasciatori, in cui si affermava - contro ogni evidenza - di essere libero.
In questa cornice, la fuga verso Montmédy non fu un tradimento, ma un estremo atto di resistenza. Il Re non fuggiva dal popolo, ma da una Rivoluzione che aveva sovvertito l’ordine naturale e cristiano, alimentando odio, sospetto e violenza, e che presto avrebbe divorato i suoi stessi figli. La Rivoluzione, in nome della libertà, aveva generato una tirannide collettiva, dove la folla decideva, i simboli venivano profanati e la fede veniva piegata al potere politico.
Il gesto di Luigi XVI fu il tentativo, tragico e nobile, di salvare la monarchia, la religione e la civiltà stessa da un baratro che la storia avrebbe poi rivelato in tutta la sua crudeltà.
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