Politica e istituzioni · Partiti e organizzazione
Le persone che arrivano quando nasce un partito
Ogni progetto in crescita attrae idealisti, competenti, opportunisti e spettatori: riconoscerli e il primo esercizio di selezione della classe dirigente.
di Pierfrancesco Viti ·
In politica, quando nasce un nuovo partito, emergono sempre le stesse categorie di persone. Riconoscerle è utile, perché aiuta a distinguere chi costruisce da chi cerca soltanto un’occasione. Ci sono i fedelissimi.
Sono quelli che hanno creduto nel progetto quando ancora non esisteva consenso. Alcuni hanno contribuito alla nascita, altri hanno semplicemente tenuto la posizione quando non conveniva. Non fanno rumore, ma ci sono sempre stati.
Poi ci sono i delusi. Gli scettici, le prime donne, quelli che si autoescludono prima ancora di iniziare o che pretendono ruoli e risultati immediati senza avere il peso, le competenze o la pazienza necessaria. Confondono la fretta con la leadership.
Ci sono gli opportunisti. Arrivano quando percepiscono spazio e possibilità. Non credono davvero nel progetto: cercano una collocazione.
Tengono più strade aperte, costruiscono contenitori personali, cambiano linguaggio e posizione a seconda della direzione che prende il vento. Oggi dentro, domani altrove, purché restino visibili. Sono quelli che parlano molto di futuro mentre pensano solo alla propria sopravvivenza politica.
Sono, inevitabilmente, i meno affidabili. Poi ci sono i fenomeni da barraccone. E vanno chiamati così.
Sono quelli che nessuna realtà politica ha mai voluto davvero, ma che si presentano comunque dove vedono movimento. Cercano visibilità, si autoregistrano in video pubblicati sulle proprie pagine social, inseguono telecamere, pagano articoli, rilasciano interviste a chiunque pur di esistere per qualche giorno. Sono come quelli che si imbucano alle feste senza invito sperando di strappare un bicchiere di vino o una foto da pubblicare.
In questa categoria rientrano anche i finti aristocratici: quelli che negli ambienti veri di quel tipo non sono mai potuti entrare e allora si costruiscono da soli simboli, stemmi, pagine social e titoli di nobiltà esotici o improbabili. Collezionano onorificenze senza storia, si autoproclamano rappresentanti di qualcosa che nessuno ha mai riconosciuto e scambiano la scenografia per il prestigio. L’aristocrazia reale non ha bisogno di annunciarsi; chi sente il bisogno di farlo, di solito sta solo recitando una parte.
PIERFRANCESCO VITI
Il risultato è spesso grottesco, e finisce per diventare caricatura più che rappresentanza. Infine ci sono i credibili. Professionisti, accademici, persone con un percorso reale alle spalle.
Non cercano visibilità, lavorano in silenzio e arrivano dopo. Non chiedono spazio: vengono cercati quando serve affidabilità. È da lì, quasi sempre, che nasce una vera classe dirigente.
Poi, come sempre, sarà il tempo a fare selezione. In politica, come nella vita, alla fine restano quelli che costruiscono. Gli altri passano, fanno rumore... e cambiano festa.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.