Politica e istituzioni · Europa e guerra
La propaganda non può sostituire la realtà strategica
Una politica estera credibile deve misurare obiettivi, rapporti di forza e risultati, anche quando contraddicono la narrazione costruita negli anni.
di Pierfrancesco Viti ·
Per tre anni ci hanno raccontato che la Russia stava perdendo, che Putin era isolato, che l’Ucraina avrebbe vinto “con il sostegno dell’Europa”. Oggi la realtà - quella vera - si manifesta davanti agli occhi di tutti: Putin è a fianco di Trump, la Russia ha vinto la guerra, e l’Europa resta a guardare, inutile, irrilevante, prigioniera della propria propaganda. A tal proposito ripropongo questa riflessione pubblicata qualche settimana fa.
Platone distingueva tra dóxa (opinione) e alétheia (verità disvelata). Oggi la dóxa ha vinto: l’eco delle nostre convinzioni personali ha preso il posto della realtà. Come scriveva Tommaseo, “l’opinione è la più vigliacca delle verità”, perché non rischia nulla: basta cambiarla per non aver mai sbagliato.
In passato, uomini e donne sono morti per difendere un principio, come Socrate che accettò la cicuta pur di non tradire la coerenza tra ciò che pensava e ciò che diceva. Oggi si vive - e si litiga - per difendere la propria versione, ignorando quella vera, soprattutto se è scomoda. La verità, per sua natura, è una sola.
Ma l’uomo moderno la tratta come un abito da sartoria: su misura, modificabile, adattabile all’umore del momento. E quando la verità arriverà davvero, non avrà clamore. Non farà rumore.
Non avrà abbastanza like. “Il problema non è che la verità sia nascosta: è che nessuno ha più il coraggio di guardarla in faccia.” (cit.)
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