Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Forze armate

La pensione di un militare e il valore del servizio

Giudicare un trattamento previdenziale dal solo importo significa ignorare età di arruolamento, anni contributivi, missioni e rischi sostenuti.

di Pierfrancesco Viti ·

Leggo negli ultimi giorni la sterile polemica sul pensionamento di Vannacci (ormai non sanno più a quale santo votarsi)... Si grida allo scandalo perché un generale va in pensione a 56 anni con 5.000 euro al mese. Ma nessuno si prende la briga di spiegare che Vannacci ha iniziato a versare contributi a 17 anni, ha accumulato 44 anni di servizio effettivo, molti dei quali trascorsi nelle forze speciali, in missioni all’estero ad alto rischio per la vita, dove non ti mandano con il badge al collo, ma con un’arma in pugno e il rischio concreto di non tornare.

Si tratta di una categoria speciale, non per privilegio ma per sacrificio. Il coefficiente maggiorato nei contributi è un riconoscimento minimo per chi ha servito lo Stato in condizioni che pochi hanno il coraggio anche solo di immaginare. Tutto previsto dalla legge, tutto legittimo, ma soprattutto tutto meritato.

E comunque - per chi fosse geloso - le porte per il reclutamento nei reparti speciali sono sempre aperte. Basta passare le selezioni. E portare con sé un po’ di fegato.

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