Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Tradizione e identità · Tradizione e costume

La corrida tra rito, coraggio e limite

Un rito antico può essere compreso storicamente senza sottrarlo al giudizio morale del presente.

di Pierfrancesco Viti ·

La corrida è un rito antico. Un teatro di gesti codificati, di movimenti studiati, di ruoli che sembrano immutabili. Il toro entra nell’arena con la forza bruta della natura.

Il torero con la tecnica, la coreografia, il pubblico dalla sua parte. All’inizio il copione è sempre lo stesso. Il mantello rosso si muove.

Il toro carica. L’arena applaude l’eleganza di chi sa far girare la bestia nel vuoto. Poi arrivano gli altri.

Il picador con la lancia lunga, i banderilleros con i colpi rapidi. Piccole ferite, punture studiate. Non servono a vincere subito.

Servono a logorare, a far perdere lucidità, a provocare la reazione sbagliata. È una strategia vecchia quanto il mondo: non affrontare la forza frontalmente, ma stancarla, confonderla, farla sembrare scomposta davanti al pubblico. Molti tori cadono proprio qui.

Perché si lasciano trascinare dalla rabbia. Caricano il drappo invece dell’uomo. Consumano la propria energia in corse inutili mentre l’arena si convince che la partita sia già scritta.

Ma ogni tanto accade qualcosa che rompe il rito. Il toro smette di inseguire il mantello. Si ferma.

Osserva. Capisce che il drappo non è l’avversario. Capisce che tutta la danza serve a portarlo dove vogliono gli altri.

E allora cambia il tempo della corrida. Non corre più. Avanza lento.

Misura la distanza. Conserva la forza mentre dall’altra parte cresce l’inquietudine. Perché quando il toro non segue più il copione, tutta la coreografia del potere perde equilibrio.

A quel punto basta un istante. Una sola carica vera. Non contro il drappo, ma contro chi lo tiene.

E l’arena capisce improvvisamente che la storia che stava guardando non era quella di un sacrificio annunciato. Era quella, rarissima, di un toro che ha imparato il gioco...e alla fine ha rovesciato l’arena. Perché la forza, quando incontra la lucidità, smette di essere preda.

Diventa destino.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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