Politica e istituzioni · Sicurezza internazionale
L'articolo 5 della NATO non è un assegno in bianco
La garanzia collettiva richiede condizioni e responsabilità precise: estenderla senza chiarirle significa moltiplicare i rischi invece di contenerli.
di Pierfrancesco Viti ·
Oggi nei trattati sul fine guerra si parla con leggerezza di applicare l’art. 5 della NATO come garanzia di sicurezza all’Ucraina. Ma pochi ricordano che quella norma non è un “assegno in bianco”: si attiva solo se un membro viene aggredito, non se è lui a scatenare l’offensiva. E allora la vera questione è un’altra: che cosa accadrebbe se fosse proprio Kiev, una volta ammessa, a colpire per prima la Russia o a provocarne la reazione?
In quel caso la NATO non avrebbe alcun obbligo di difesa, ma si troverebbe comunque trascinata sull’orlo di un conflitto globale per colpa di un alleato temerario. Ecco perché la domanda cruciale non è la tecnica giuridica dell’art. 5, ma quali garanzie concrete l’Ucraina possa offrire ai membri NATO: come può assicurare che mai, per calcolo o disperazione, userà l’Alleanza come scudo per una sua guerra d’attacco? Un’alleanza di difesa ha senso solo se tutti i membri sono certi che nessuno potrà mai trasformarla in un’arma di offesa.
Altrimenti, più che sicurezza, si chiama suicidio collettivo.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.