Politica e istituzioni · Sicurezza
Il rispetto per chi indossa una divisa
Difendere l'autorità delle Forze dell'ordine significa pretendere professionalita, ma anche rifiutare la delegittimazione sistematica di chi protegge la comunità.
di Pierfrancesco Viti ·
Oggi il problema non è solo il rispetto per la Polizia e le Forze dell'Ordine. Il problema è il senso di rispetto per lo STATO! Quando un agente ti ferma, non è “una persona in divisa” che ti parla.
È lo Stato che ti parla. È la comunità che ti parla. È l’ordine civile che ti chiede conto.
Se ti ordina di fermarti, di scendere dall’auto, di esibire i documenti, non è una gentile richiesta. È un atto di sovranità. È lo Stato che ti sta dicendo: “Io esisto.
E tu vivi dentro di me”. Quando rispondi con arroganza, polemica, rifiuto, offese, sputi, calci, percosse, non stai mancando di rispetto “a un poliziotto”. Stai mancando di rispetto a tutti noi.
Alle nostre madri. Ai nostri padri. Ai nostri figli.
Alla società che ti permette di avere strade, ospedali, scuole, tribunali, diritti. Quella divisa non è un costume. È il segno visibile dell’ordine che ti consente di vivere in una comunità civile e non in una giungla.
Sul caso americano: non so come si concluderà in tribunale, e lo stabiliranno i giudici. Ma una cosa è evidente: la signora non ha riconosciuto l’autorità dello Stato. Ha sfidato ripetutamente ordini chiari.
E quando si spezza il rispetto per l’autorità, si spezza l’argine che tiene in piedi la civiltà. Lo Stato non è un’opinione. Non è un’opzione.
Non è “se mi va”. È la struttura che ti permette di vivere libero senza essere in balia del più forte. E quando smettiamo di riconoscerlo, non stiamo diventando più liberi.
Stiamo solo tornando primitivi.
Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.