Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

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Il cristianesimo oltre l'abitudine

La fede cristiana non è soltanto eredita culturale: è una visione della persona, del limite e della responsabilità verso gli altri.

di Pierfrancesco Viti ·

Questa volta voglio parlarvi di ciò che penso del Cristianesimo. Non sul piano della sua storicità, né della sua tradizione, che pure hanno un peso enorme in politica. Voglio parlarne nel suo significato più profondo.

Per come lo credo, per come lo vivo, per come lo interpreto davanti alle domande più scomode. Mi sono imbattuto in una frase detta da Vittorio Sgarbi (che ho sempre stimato per la sua cultura): “Se Dio esistesse davvero, non permetterebbe il dolore. Quindi o non esiste, o se ne frega.” Mi sono detto che questa non può che essere una frase comoda.

Troppo comoda. Perché parte da un presupposto nascosto: che Dio debba funzionare come lo immaginiamo noi. Un Dio efficiente, interventista, pronto a spegnere ogni incendio umano.

In altre parole, un Dio utile. Ma se Dio fosse davvero così, non sarebbe Dio. Sarebbe un amministratore di condominio del mondo, chiamato a risolvere guasti.

Il punto vero è un altro, ed è molto meno rassicurante. Noi non vogliamo capire Dio. Vogliamo che Dio si adegui alla nostra idea di giustizia.

E quando non lo fa, lo mettiamo sotto processo. “Perché un bambino soffre?” Domanda legittima. La più seria di tutte.

Ma attenzione: il fatto che una cosa ci appaia ingiusta non significa che sia priva di senso. Probabilmente significa che il suo senso ci sfugge. Perché le alternative sono due: o il dolore è solo un incidente cieco dell’universo, senza significato oppure esiste qualcosa che lo supera, anche quando non lo comprendiamo.

Il cristianesimo non dice che il dolore non esiste. Dice "che non è l’ultima parola". E infatti non propone un Dio che evita la sofferenza.

Propone un Dio che ci entra dentro. Non un Dio spettatore. Un Dio crocifisso.

Ed è qui che molti si fermano, perché questa idea non consola subito, non risolve, non “aggiusta”. Ma forse il problema è proprio questo: abbiamo ridotto Dio a qualcosa che deve funzionare. E quando non funziona, lo scartiamo.

In realtà non è Dio che non risponde. Siamo noi che facciamo domande troppo piccole. Perché la vera alternativa non è tra fede e intelligenza.

È tra un dolore senza senso e un dolore che, anche se non lo capisci subito, potrebbe non essere inutile. Il resto sono scorciatoie.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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