Politica e istituzioni · Memoria e istituzioni
Gaetano Bresci e il limite della memoria pubblica
Ricordare un fatto storico non equivale a conferire onore pubblico al suo autore. La toponomastica è sempre una scelta di valori.
di Pierfrancesco Viti ·
Intitolare uno spazio pubblico a Gaetano Bresci, l’uomo che assassinò Umberto I, Re d’Italia e Capo dello Stato significa attribuire dignità pubblica a un assassinio politico. E incidere persino la parola “REGICIDA” sulla targa rende tutto ancora più grave: qui non si sta semplicemente ricordando un personaggio storico, si sta rivendicando il gesto per cui è passato alla storia. Una cosa del genere non può essere liquidata come una scelta amministrativa qualsiasi.
Si faccia immediatamente chiarezza su chi abbia proposto questa intitolazione, chi l’abbia votata, chi l’abbia autorizzata e attraverso quali atti amministrativi. I cittadini hanno il diritto di sapere nomi, responsabilità e motivazioni di una decisione tanto offensiva per la storia e per le istituzioni italiane. Perché le targhe pubbliche non sono neutrali: rappresentano ciò che una comunità decide di consegnare all’onore e alla memoria collettiva.
E un regicida non si onora. La targa venga rimossa e gli atti che hanno portato alla sua installazione vengano resi pubblici. Senza ambiguità e senza tentativi di nascondersi dietro la solita foglia di fico della “memoria storica”.
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