Pierfrancesco Viti Scritti di politica, diritto e tradizione

Politica e istituzioni · Conservatorismo

Conservare non significa avere paura

Il pensiero conservatore non rifiuta il cambiamento: chiede che ogni innovazione dimostri di migliorare ciò che pretende di sostituire.

di Pierfrancesco Viti ·

C’è un equivoco duro a morire, ed è sorprendente che venga ripetuto proprio da chi si dice “razionale”. Molti pensano che chi difende Dio, Patria e Famiglia debba necessariamente avere una vita privata specchiata, lineare, irreprensibile, perfettamente conforme a ciò che sostiene sul piano pubblico. In caso contrario, scatterebbe automaticamente l’accusa di incoerenza o ipocrisia.

È un errore concettuale. E nemmeno banale. Si confonde il principio pubblicistico su cui deve fondarsi lo Stato con la biografia privata di chi quel principio lo sostiene.

Sono due piani diversi, distinti, non sovrapponibili. Quando si afferma che la famiglia è il fondamento della società, non si sta redigendo un’autobiografia morale né chiedendo una patente di perfezione etica. Si sta indicando un modello istituzionale, un ordine sociale, un riferimento antropologico che serve a orientare la collettività, non a giudicare le fragilità individuali.

Un esempio chiarisce tutto. C’è chi critica Giorgia Meloni perché ha una figlia nata fuori dal matrimonio, sostenendo che ciò la renderebbe incoerente con la politica familiare che sostiene o con i principi che afferma pubblicamente. È un’argomentazione fragile.

E sbagliata. Difendere la famiglia come istituzione non significa esibire una vita privata conforme a un ideale astratto. Significa riconoscere che la famiglia è il luogo naturale in cui si genera, cresce e si educa una società.

Punto. Se il ragionamento dei critici fosse corretto, dovremmo concludere che: solo chi ha un matrimonio perfetto può sostenere politiche a tutela della famiglia; solo chi non ha mai vissuto rotture affettive può parlare di stabilità; solo chi non ha mai sbagliato può indicare una direzione. Un sillogismo comodo, ma privo di spessore logico.

La verità è meno consolante per i moralisti e più realistica: i principi esistono proprio perché gli uomini sono imperfetti, non perché lo siano di meno. Anzi, chi ha conosciuto la complessità delle relazioni umane può comprendere meglio - non peggio - l’importanza di un quadro normativo che tuteli i figli, la responsabilità genitoriale e la famiglia come struttura sociale. Usare la vita privata come clava politica non è amore per la coerenza.

È un espediente polemico per evitare il confronto sui contenuti. E quando non si riesce a smontare un’idea, si tenta di screditare la persona che la sostiene. È una tecnica antica.

E piuttosto prevedibile. Lo Stato non chiede santi. Chiede visione, principi, responsabilità. Confondere il piano privato con quello pubblico non eleva il dibattito politico. Lo abbassa.

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Testo tratto e rielaborato da una pubblicazione dell'autore. Apri la pubblicazione originale.

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